LE SETTE PORTE introspettivo/fantastico 29/06/03 Premessa: Questo racconto nasce da un concetto onirico. Il personaggio, vita travagliata, vige in uno stato di completa perdita dell’autostima di se. Trova soluzione all’inquieto vivere attraverso ‘l’unica porta’ delle sette. Un viaggio complesso, fantastico e surrealista dentro un mondo sconosciuto ed incolore, dove ogni cosa prende la forma di quella voluta. Prima di una sequenza di ‘apparizioni’ la madre, intercalata ad attimi d’infanzia trascorsa, poi, rimane filo portante un entita’ sconosciuta ed oscura che lo obblighera’ alla scelta. Infine il ‘passaggio’, il ‘cambiamento’, il ritrovarsi uguale a prima degli eventi negativi. Il miglioramento, la rinascita, testimone la carta non piu’ di picche ma di cuori, simbolismo ed attestazione dell’avvenuta nuova identita’. (Ogni racconto e’ scritto di getto, per cui e’ probabile vi possano essere inesattezze o errori di qualsiasi tipo, vogliate scusarmi in anticipo se ne troverete. Vi ringrazio sempre molto per i cari commenti che ogni volta lasciate. A tutti buona serata, Roberta.) Gli occhiali abbandonati nella mano destra, il capo recline. Dormiva di un sonno profondo, immerso nella poltrona di stoffa ble, sfiorato dall’unico riflesso di luce che setacciando fra le tende, s’apriva varco dalla finestra in legno socchiusa. Qualche respiro di vento, alzava fogli sulla scrivania non lontana. Libri ovunque, reliquie impolverate in ordine sparso. Cirri alti nel cielo fasciavano il sole, e l’ intermittenza di ombre allungate sinistramente sul muro esterno della casa, creava sagome bizzarre. L’arredamento spoglio, pochi e necessari oggetti per la sopravvivenza, qualche mobile segnato dal recente trasloco. Un mazzo di carte che non ricomponeva mai, adagiato piu’ in la’ sul tavolo mostrava l’unica figura scoperta, l’asso di picche, velato da un po’ di cenere di sigaretta. Francesco era un mercante d’arte, noto gallerista di una ricca provincia Lombarda. La separazione, poi il divorzio avevano creato una sorta di sdoppiamento temporale. Viveva ogni situazione due volte, ed ognuna in modo completamente diverso seppure parallelo. Questo stato allontano’ anche coloro che si erano dichiarati amici. Non vide piu’ nessuno, ed i suoi pomeriggi riempiti solo da una solitudine lacerante. Inizio’ a sperperare fortune dandosi al gioco d’azzardo, cercando riparo al significato di vuoto ed inutilita’ apertosi improvvisa come una voragine oscura, perdendo il senso del tempo e delle cose dentro ambienti biechi e fumosi. Si senti’ prendere e trascinare a forza, dentro la stazione morta della sua mente. Ad un tratto una voce esile, al risveglio, sembro’ scuoterlo. Ma lui ebbe l’impressione di dormire ancora, mentre chiedeva allarmato: chi sei? Silenzio. Non rispose nessuno, poi improvviso un'altra lieve sensazione di voce nella stanza. Fece per alzarsi, per aprire la finestra, ma, qualcosa lo tenne seduto. Una sorta di blocco alle gambe. Paura in equilibrio statico mista a strano benessere. Niente sembrava essere cambiato ed era come se stesse ricominciando lo stesso viaggio… inarrestabile e misterioso. La presenza si manifesto’ a lui: ‘Francesco non avere paura di me.’ Gli parve di vedere sua madre morta un anno fa, seduta a fianco sulla sedia in vimini chiaro. Le cingeva la fronte e lo baciava come da bambino, quando rannicchiati se ne stavano ad osservare le risacche del mare, sulle bianche distese di sabbia della citta’ natia. Poi improvviso dopo un nuovo bagliore accecante, il prevalere di uno strano buio. Disgiungersi di mani, l’allontanarsi della madre, precipitare dentro un angusta spirale senza sentirsi trascinare ne verso il basso, ne verso l’alto. Un suono melodioso accompagno’ l’arrivo, la visone di un insolito paesaggio monocromo dove tutto era senza tinte. Solo sette porte imperavano. Sette grandi porte incolori. Rieco’ una voce, per la seconda volta, non era conosciuta e non era sua madre. ‘Cosa fai, non apri?’ Una chiave si materializzo’ innanzi ai suoi piedi… Francesco quando ebbe forza per parlare, disse: ‘Chi sei? Di una sola chiave cosa me ne faccio, le porte sono sette, e poi… dove conducono?’ La voce si fece imponente, tuono’ sibillina e quasi minacciosa: ‘Solo quella che deciderai di aprire si aprira.’ ‘Non capisco, controbbatte’…’ Riprese la voce: ‘Hai una possibilita’ per ‘passare’, una sola. Se ti dicessi quale, saresti punito… riamarresti qui… in eterno… ’ Francesco esito’, osservando ancora una volta quello strano ambiente, e in una sequenza dove il comportamento era mediato solo dalla logica irrazionale, affrettandosi si chino’ tremante a raccogliere la chiave. Nel dirigersi dubbioso verso una delle due porte piu’ vicino, innanzi a se l’immagine della sua vita, come scorresse in negativo su segmenti di pellicola scura. Deciso, apri’ la porta alla sua destra e… fu invaso da cirri lattei enormi, uno strano aroma di salsedine, e una spiaggia bianchissima sotto i piedi scalzi… Prese a camminare. Dentro avverti’ che un cambiamento quasi innaturale stava compiendosi. Non aveva abbandonato forse mai quello che era stato prima. Mentre si allontanava lasciando dietro se la porta, scarico’ il fardello del passato sul bordo della strada, come una zavorra ormai inutile. Un individuo gli chiese fermandolo d’accendere… Egli rispose un laconico non fumo piu'… Regalo’ l’accendino d’argento a quello sconosciuto. Una riconoscenza che, doveva a qualcuno. La chiave si dissolse, dove era stata adagiata lascio’ un immagine iridescente sull’asfalto. Del mazzo di carte rimase solo un asso di cuori sul tavolo senza cenere. Sono passati sette anni, come sette erano le porte… Non si e’ saputo piu’ nulla di Francesco, qualcuno racconta che e’ tornato ai suoi quadri, alla lettura, e a volte scriva racconti fantastici... Concludo dicendo: 'Cos'e' la vita se non una serie di passaggi fantastici, attraverso porte.'